Veni, vidi, vici
Ci sono imprese che la storia ha consacrato con una frase scolpita nel marmo: veni, vidi, vici, tre parole che Giulio Cesare pronunciò dopo aver sbrigato la faccenda in Asia Minore con la nonchalance di chi ha altro da fare nel pomeriggio. La Fulgor Fidenza, con tre vittorie su tre nelle prime giornate di Serie B Interregionale, non ha ancora rilasciato dichiarazioni in latino, ma il senso, volendo, sarebbe lo stesso: sono arrivati, hanno giocato, hanno vinto. Senza nemmeno la cortesia di farlo sembrare facile, va detto, ma il primato in classifica a punteggio pieno non fa sconti né distinzioni stilistiche.
Perché diciamocelo: nessuna delle tre vittorie è stata un’esecuzione asettica da manuale, di quelle che si ammirano come un affresco rinascimentale e si dimenticano un minuto dopo essere usciti dal museo. Sono state vittorie sudate, vere, delle rimonte di carattere che definire “emozionanti” è quasi un eufemismo da bollettino meteorologico. Ma è proprio questa la differenza tra una squadra che vince e una squadra che merita di essere seguita dal vivo: la prima la si legge comodamente sul tabellone del telefono il giorno dopo, la seconda te la godi dal primo minuto, possibilmente da un posto al PalaPratizzoli, con il fiato corto per quanto si è urlato.
E i protagonisti, va detto, non sono passati inosservati. Zanzottera viaggia a ritmi che definire semplicemente “buoni” sarebbe un affronto all’enciclopedia: tre partite, sempre lui il miglior marcatore, una media che sfiora i 23 punti a serata, un esordio in maglia gialloblù che ha più il sapore del trionfo romano che della semplice presentazione in società. Gozo, dal canto suo, non è mai sceso sotto la doppia cifra, con la costanza metodica di chi ha studiato il mestiere e non intende disertarlo. E poi c’è Conti, che dopo un primo atto in sordina per colpa di un lieve infortunio — pochi punti, roba da far storcere il naso ai cronisti più severi — si è ripreso la scena con ventitré punti in una sola serata, una resurrezione rispetto alla quale certi ritorni letterari sembrano puro dilettantismo. Capitan Scattolin tiene la squadra compatta anche a muso duro, letteralmente: un colpo al volto rimediato in trasferta non lo ha fermato un solo minuto, perché la leadership, si sa, non prende malattia.
Tutto questo per dire che seguire la Fulgor in questo momento non è un atto di fede cieca, come poteva sembrare in altre stagioni, ma un piacere quasi colpevole, di quelli che ci si concede volentieri. Il PalaPratizzoli, nelle ultime settimane, si è trasformato in uno di quei luoghi che avrebbero meritato una menzione nelle guide del Grand Tour ottocentesco, se solo i viaggiatori inglesi avessero avuto a disposizione il basket invece delle rovine romane: un posto dove andare non per dovere, ma per il gusto di assistere a qualcosa che sta funzionando, e che funziona ancora meglio quanto più gente si fa sentire. A chi, scettico per vocazione, aveva già preparato le scuse di rito per restare sul divano: le tre vittorie non erano previste nel copione, e nemmeno il vostro pretesto lo era.
Tre su tre, primato in classifica, un gruppo che convince tanto nei volti nuovi quanto in quelli di sempre. Non serve scomodare Napoleone per dire che la campagna è iniziata bene: basta andare a vedere di persona, prima che il pullman della Fulgor parta senza di voi.