Identify

Oggi ti chiedo uno sforzo in più, sappilo.

Oggi devi restare con me un po’ più a lungo, perché la prenderò molto larga, passerò anche da cose che non c’entrano nulla con la pallacanestro.

Si, perché ho fatto l’errore di chiedermi: “Perché uno tifa una squadra?”
Perché vince? Perché gli piace come gioca? Perché si identifica con la squadra della sua città?

Ecco, l’identità, forse è quello!
Io, per esempio, sono un grande tifoso dei Boston Celtics, perché mi hanno sempre trasmesso quel senso di gente che lavora duro e si sbatte, che con il “grind” arriva dove gli altri arrivano con altri asset. Non che io sia così, ma è come mi piacerebbe essere.

Ma poi ho fatto un altro errore e mi sono chiesto: cosa dà l’identità ad una squadra? Anzi, ad una società sportiva. I giocatori? I dirigenti? Gli allenatori? Quelli vanno e vengono.

Scartabellando nel mio elenco mentale, in cerca di una risposta, ho trovato due spunti che facevano al caso mio:

  1. Il paradosso della nave di Teseo
    Se una nave viene costantemente riparata sostituendo tutte le sue parti con pezzi nuovi, resta la stessa nave? Alcuni sostengono di si, che la nave mantiene la sua identità grazie alla continuità della sua forma e funzione nel tempo.

  2. “Sapiens. Da animali a dèi” di Yuval Noah Harari
    È un libro bello ciccione che ad un certo punto parla di identità. E lo fa con un esempio pratico: la Peugeot.
    Se domani tutti gli impiegati dell’azienda venissero licenziati e le auto e le fabbriche distrutte, la Peugeot continuerebbe ad esistere.
    Esisterebbe perché impiegati, legali e azionari hanno deciso che questa entità esiste.

Finalmente ho qualcosa su cui appoggiarmi: pezzi, continuità e l’idea comune che qualcosa esista.

Allora passiamo ai pezzi. E qui mi sono venuti in mente, tra i tanti:

  • Armando Perteghella, che per più di 40 anni è stato la voce delle partite a Fidenza… e quando dico le partite, intendo OGNI partita: prima squadra (in qualsiasi categoria), giovanili, femminile. Perché ogni squadra è la Fulgor, e la Fulgor è ogni squadra.
  • Daniele Gatti, uno e trino (visto che è stato giocatore, allenatore e dirigente), e che alla Fulgor dedica il tempo della sua pensione.
  • Gianluca Frigoli, che oggi svolge le sue funzioni da dirigente con la stessa passione che gli costò diverse multe quando era capo ultras, 20 anni fa.

Le cose cominciano a farmisi più chiare: pezzi diversi, che cambiano, gente che si plasma, tutto sotto il cappello di un credo comune.

Allora eccola qua, la risposta (plausibile, ma non certa) che cercavo: la società la fanno le persone… e le persone le fa società.

Se la Fulgor è un pezzo di storia e se siamo orgogliosi nel portarne i colori, è grazie a chi all’idea di Fulgor ci crede sempre e comunque. E la cosa bella, è che quel qualcuno può essere ognuno di noi.