Mucho Lucio
“Maaaan, Lucio’s big!”
Questa è stata l’epifania, pronunciata proprio con il tono di un’illuminazione, fissando la schiuma di una birra rivelatrice, che ho sentito da Joel Mäntynen a inizio stagione, mentre parlavamo del roster.
“Ma non mi dire, Joel”, penserete voi.
E qui vi fermo, perché io Joe lo capisco: tra la faccia acqua e sapone e l’accento romagnolo (che fa sempre molto ridere), dimenticarsi che Lucio è 2.12 per 110 kg può capitare.
Addirittura, se lo dimentica Lucio stesso, che a volte preferisce floater e tiri dalla media alle spalle a canestro, o il sistema intorno a lui (abbiamo visto sprazzi di stagione in cui la palla in post era centellinata).
Per fortuna, c’è chi invece non se lo dimentica mai: il giro della Nazionale, per esempio, che lo convoca per l’equipe Under 22, ma anche il buon Dario Zucca: infatti, la seconda persona alla quale Dario parla di più in campo è senza dubbio Lucio, con indicazioni, consigli e dritte per usare al meglio quei 212 cm (il primo interlocutore, invece, sono gli avversari, vittime di trash-talking).
Praticamente, Big Lucio viaggia in questa stagione come Christopher Nolan in “Memento”, provando a ricostruire i pezzi del giocatore che è. Impresa mica semplice, considerando la situazione confusionaria in cui si trova: fino a qualche giornata fa era il “veterano” del reparto lunghi, alla veneranda età di 21 anni. D’altronde, la Fulgor stessa ci sta mettendo un po’ a capire che squadra è realmente.
Però, nel complessivo, Lucione ci sta riuscendo. Lo dicono i numeri della sua stagione rispetto all’anno scorso (cresciuto in punti e rimbalzi, a fronte di un minutaggio quasi identico), ma anche i suoi picchi (18 punti nella vittoria esterna con Lumezzane) e la sua efficacia al tiro (59%).
Non sappiamo se diventerà un Markovich con la voce Loris Batacchi, ma sappiamo sicuramente che c’è ancora tanto Lucio da scoprire. E pian piano sta venendo fuori.